Tremenza in viaggio / Thailandia 3: Ko Phan Gan e Ko Tao

16 Ago

Complice il furto del mio telefono con il numero italiano, ormai i contatti con la realtà si sono quasi completamente estinti. Sto vivendo una delle prime vere vacanze da tanti anni,  nel senso latino del termine vacare, “mancare”, essere vuoto, libero.

Anche perché la seconda isola della Thailandia che ho visitato, Ko Phan Gan, ha uno spirito molto diverso da Ko Samui, più o meno la stessa differenza che passa tra Formentera e Ibiza, se mi concedete il paragone.

Ko Phan Gan è rigenerante. E’ l’isola alternativa, dei fricchettoni, dei cosiddetti backpackers,  i viaggiatori con gli zaini in spalla. L’isola è nota per il Full Moon Party, che si tiene nella spiaggia di Hat Rin tra alcuni giorni. Il nostro resort è 1 km circa dal centro pulsante della vita. Si chiama C Villas. Un posto surreale.

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Io nella improbabilissima versione “backpacker”, i viaggiatori con solo lo zaino in spalla

L’ingresso è aberrante, una specie di parcheggio-discarica. All’interno, invece, i corridoi e le stanze sono bellissime e di design, sembra quasi di essere a Bali, per non parlare della piscina a sfioro in spiaggia; però il bar è desolato e in camera ci sono asciugamani colorati da supermercato e ancora la plastica sulle pareti del letto. Insomma, un crossover di stili  diversi altamente improbabili. Però è un posto in cui ti senti a casa, grazie all’efficienza del padrone, una specie di Zuckerberg con i tratti orientali.

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Il resort C Villas a Ko Phan Gan

Le feste sulla spiaggia sono principalmente ad Haad Rin, il centro della movida. Il sabato sera a Thong Sala c’è il mercato del cibo,  una specie di sagra come quella della burtleina di Casaliggio, per azzardare un’ altra metafora, stavolta piacentina. Un cosa mai vista. Piatti che non avevo mai neppure immaginato che “” potessero essere concepiti, capolavori di zozzume e fantasia, da mangiare ovviamente al volo e in piedi. Stavo per pagare delle invitanti sfere di uova al tegamino, ma quando ho visto che l’ambulante ci stava spruzzando sopra dello zucchero ho cambiato idea.

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Ci sono polletti sul bastoncino, uova sul bastonchino, patatine a scaglie sul bastoncino, che prima di essere fritte nell’olio sono immerse in un intingolo di acqua e farina. Da perdere la testa. Volevo assaggiare il tanto invitante “maiale rosso nel sugo” narrato sulla Lonely Planet, ma non l’ho visto. In compenso – e qui merito la massima attenzione – ho mangiato un dessert di mango con riso caramellato color azzurro e granelli di non so cosa. Me lo sognerò per i prossimi 2 mesi.

Non so se tanti miei amici e conoscenti avrebbe mangiato alcunché qui.

Ko Phan Ghan è l’isola hippy, spirituale, rilassante. Ci sono tempi buddisti, scuole di yoga e reiki, bar con giardini zen. Una mattina, con il motorino, ho vagato per un paio di ore da sola dalla costa che da Hat Rin va verso nord: un saliscendi forse un po’ pericoloso, con vista spettacolare (con colazione da PointView, il cui nome la dice lunga), poi tappa al tempio buddista di Wat Pho e poi verso l’interno, in montagna, in mezzo alla jungla dove fanno il famoso Waterfall Party e, ancora più in cima, ci si diverte tra le piante all’Adventure Park.

 

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Point View: colazione e vista spettacolare, vicino a Hat Rin

La sera, nella spiaggia di Hat Rin, ci sono serate in stile Ko Samui, ma in tono minore: thailandesi che giocano con il fuoco, turisti che sputano fiamme, il tutto con un leggero odore di cherosene che è tutta salute.  Non andate nei bagni del bar Cactus: sono praticamente delle stalle, ho pagato l’accesso ma appena entrata nel wc ho girato i tacchi e sono tornata indietro con la carta igienica in mano.

La buona notizia, oltre al fatto che forse è il mio posto preferito, è anche che qui non mi hanno rubato nulla.

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Tutti quest’anno vanno a Ko Tao. A me non ispirava l’idea – memore delle Maldive e delle Perentian malesi – di chiudermi in un’isola quattro metri per cinque a un’ora e mezza di barca da Phan Gan.

 

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Invece fanno bene ad andarci: è piccola ma non piccolissima, è più curata delle altre, diciamo quasi “da ricchi”. Infatti il massaggio passa dai 200B di Ko Phan Gan a 300. Bei negozi, bar deliziosi, tantissima gente. Sono in vena di parallelismi, quindi la ribattezzerò la St.Tropez di Thailandia.

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La spiaggia di Sairee Beack, Ko Tao

Ci siamo andati una notte mantenendo il nostro alloggio a Phan Gan, insomma è come se avessimo fatto un week end in Versilia. Ci sono solo giovani qui, quindi io sono decisamente fuori target. Ko Tao è il paradiso delle escursioni in barca e dei sub. La minuscola isoletta vicina, Ko Nangyuan, è una cosa da non credere.

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Sembra di sbarcare sulla luna (vedi foto sotto). Una strisciolina di spiaggia azzurra e trasparente con le sedie a sdraio ordinate in fila da un lato e dall’altro. Ti fanno subito buttare le bottiglie di plastica, manco dovessi passare al metal detector. Paghi l’ingresso. Ti vietano di sederti con i salviettoni a terra. Insomma, un po’ nazi. Un paradiso di silenzio il cui impatto iniziale è straordinario ma in cui non starei più di sei ore per la claustrofobia Peccato poi che la pace venga rotta da orde di turisti a fare snorkeling.

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E peccato, poi, che la nostra nuvoletta di Fantozzi si sia trasformata nella Tempesta Perfetta. E’ iniziato a salire un vento monsonico e a piovere. Siamo fuggiti dalla spiaggia al bar. Le linee dei taxi boat si sono interrotte: mare a forza 9. Niente, ho temuto di essere ostaggio di questa isola due metri per quattro.

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Questo finché alcuni soggetti, che saranno stati senza alcun dubbio navigati scafisti, ci hanno riportato a Ko Thao, 15 minuti di inferno e onde, con il Pad Thai al pollo di due sere prima che non vedeva l’ora di abbandonare il mio corpo.

Qui sotto adorabili bimbe a Ko Nangyuan (scusate la qualità delle foto ma come ho spiegato nel secondo capitolo del Tremenza in Viaggio / Thailandia) mi hanno rubato il cellulare e ho solo un telefono Wind da 99 euro preso alla stazione Termini).

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La sera a Ko Tao – Dopo 10 giorni di insalate piccanti, polli speziati, curry verdi e rossi e sapori forti non ero ancora soddisfatta. Così a Ko Tao, per la felicità estrema del Pope, che a questo punto sognava solo la carbonara di Oscar e la pizza Spontini, ci siamo fatti l’indiano. Nel senso culinario, ovviamente.

La sera l’isola è movimentata, anche se sempre in modo piuttosto monotematico. Uno dei locali più affollati è il Lotus, sulla spiaggia di Sairee Beach, soprattutto dagli italiani, mentre inglesi e australiani si sbronzano nel pub nella via dello struscio.

Dopo aver dichiarato “beh la vita da backpacker  non mi dispiace”, visto che per Ko Tao siamo partiti solo con zaino in spalla, dopo 24 ore ho miseramente rettificato: bella la vita selvaggia e senza regole, ma le docce mi mancano troppo. Però, se devo proprio scegliere tra la tamarra Ko Samui, l’esclusiva Ko Tao e l’alternativa Ko Phan Gan, non ho dubbi: scelgo la terza. Più libera e autentica.

Adesso sono sul traghetto del ritorno, ascolto Love Yourself di Justin Bieber e con la mente torno alle feste in spiaggia che non dimentichero’.

 

 

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