Tremenza in viaggio / Grecia parte 2: la pace di Amorgos

21 Ago

Di Amorgos ricorderò: le scogliere meravigliose, l’atmosfera retrò, il polipo con i ceci a Chora, il secchio usato come sciacquone (rotto), i fondali, i gradini, il vento travolgente, i bancomat che non funzionano. Ma non in questa sequenza.

Andiamo con ordine. Dopo cinque giorni di Mykonos non potevamo concepire una destinazione più agli antipodi. “Amorgos è la nuova Patmos”, mi aveva scritto prontamente la mia amica Elena. “Arrivi e ti sembra di essere tornata negli anni 50”, aveva aggiunto Fiammetta sul mio profilo di Instagram.

Il vento di Amorgos

Il vento di Amorgos

Tutto vero, a parte il fatto che a Patmos non sono mai stata e Amorgos non è un posto che definirei modaiolo. All’ isola piu orientale delle Cicladi si accede con un traghetto di circa due ore da Mykonos, con scalo a Naxos e Koufonisi. Ma anche da Santorini. Per nulla piccola e parecchio montuosa, è stata scoperta negli anni Novanta dai francesi dopo che Luc Besson l’ha mostrata nel film Le Grand Bleu.

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Da allora i visitatori sono tanti ma sempre costanti, non ci sono stati picchi, mi ha assicurato la proprietaria dell’hotel Minoe, sul delizioso porto di Katapola, fiera del fatto che non ci sia l’aeroporto quindi è salva da orde di turisti. Qui arrivano soprattutto francesi (il cui senso del bello è innegabile), scandinavi e italiani. Non ci sono turisti giovanissimi, tranne qualche gruppo di backpackers e campeggiatori. Ci sono bellissimi ragazze e ragazzi, quasi tutte coppie, chic ma non appariscenti. E poi sono tornate le mie adorate barbe maschili totalmente assenti a Mykonos.

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La mia casetta al porto di Katapola

La mia casetta al porto di Katapola

I greci sono gentili anche se, qui e là, io e il Pope ci siamo imbattuti in soggetti quantomeno “bipolari” che passavano dall’acidità più acuta alla cortesia più sfacciata, senza quasi soluzione di continuità.

Ci sono solo quattro bancomat in tutta l’isola, e raramente funzionano. I ristoranti hanno il pos, e va bene, ma alcuni alloggi in affitto si pagano in contanti. L’appartamento sul porto che è stata la nostra seconda dimora sembrava la casa di mia nonna, con qualche vezzo tipico greco in più; lo scarico del wc si è rotto il primo giorno ed è rimasto così,  usare un secchio per i seguenti giorni non mi ha pesato più di tanto perché, dopo 48 di Amorgos, ti abitui alla scarsa modernità e tecnologia del luogo.

Le macchine sono poche, i baristi se la prendono comoda, cammini tanto a piedi, riesci a staccare, dimentichi che giorno è della settimana.

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Di spiagge attrezzate ce ne sono due o tre e sono le meno belle: quella di Maltezi, che si raggiunge anche a piedi da Katapola (meglio gli scogli prima della spiaggia), quella di Ormos a Egialis e la vicina Levrosos, a cui si accede con mezz’ora di camminata, dalle acque non limpidissime.

Levrosos

Levrosos (la caletta)

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Meltezi

Meltezi

Amo le comodità, come tanti, ma se c’è da faticare e ne vale la pena non mi tiro indietro. Ad Amorgos ha più senso andare nelle calette con gli scogli e con i fondali turchesi, più o meno comode.

Agia Anna

Agia Anna

 

Selfie con monastero

Selfie con monastero

La più semplice da raggiungere è Agia Anna, dalla quale con una nuotata a largo si vede il monastero Chotoviotiza: strepitoso, si arriva con la solita camminata ammazzapolpacci in salita, vista vertiginosa, costiera a picco, uno spettacolo da dieci e lode, anche se l’ingresso del santuario, abitato dai pope ortodossi, è parecchio caldo e claustrofobico.

Si arriva con una breve passeggiata in discesa (e poi in salita) anche alla spiaggia di sassi Mouros, con favolose grotte alla sua destra e dotata di una deliziosa taverna in cui pranzare.

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Comoda è anche Agios Pavlos, forse la spiaggia più famosa, che si trova di fronte all’isola Nikouria, raggiungibile con una barchetta.

Agios Pavlos e isola

Agios Pavlos e isola

Non sono andata ad Ammoudi, sotto il paese di Kamari, ma le mie amiche mattiniere Sara e Federica mi hanno giurato che vale la camminata di un’ora sotto il sole.

Me la sono risparmiata anche perché – vorrei sottolineare – che ho vinto il mio scarso feeling con lo sport sottoponendomi a un trekking di sei chilometri in salita al sole delle 12, ovviamente senza ombra, per andare da casa a Katapola a Chora. O alla Chora, come dice per emulazione chi sull’isola passa più di tre giorni.

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La mia proverbiale atleticità

Quando in vetta, ormai rassegnata, ho visto la mia meta mi sentivo Fantozzi dopo la partita scapoli contro ammogliati quando ebbe la visione mistica di San Pietro sulla porta.

Il vento fortissimo che sinceramente non mi aspettavo, visto che erano dieci anni che non andavo in Grecia, rende i tragitti in motorino, a meno che tu sia masochista, decisamente sconsigliabili. Meglio la macchina.

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La sera ci sono sostanzialmente due opzioni. O impigrirsi amabilmente a Katapola tra i locali del porto e i ristoranti galleggianti sulla destra, con una “botta di vita” al Moon, punto di riferimento notturno dei viandanti; oppure farsi fagocitare dalle viuzze bianche e tentacolari della Chora (ormai sono una di loro), apparecchiata con grande gusto e popolata da mille gatti, cenando in uno dei ristoranti del centro. Non si può sbagliare perché lo si nota passando: il piatto con ceci e polipo è eccezionale, come anche le zucchine fritte e il formaggio alla griglia. Fanno anche la carne di capra. Tappa obbligata del dopo cena, il Botilla, locale che fa buoni drink.

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Se Mykonos aveva soddisfatto la mia anima “commerciale” e pigra, Amorgos ha appagato il mio lato più selvaggio. Un posto del cuore.

Iasas a tutti, o kalispera.

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