Paola Ferrari: “Io, la Santanché e il mio grande rimpianto”

11 Mar

La mia intervista a Paola Ferrari su Libero.

Tradizionalista ma favorevole all’utero in affitto, donna di (centro) destra ma con il suocero di sinistra, femminista ma non solidale con tutte le donne, stakanovista del lavoro ma dormigliona. «Dentro di me racchiudo più anime, spesso in lotta tra loro», ammette Paola Ferrari, 56 anni, madre di due figli, moglie da 20 anni di Marco De Benedetti, figlio dell’ Ingegnere, signora del calcio in tv dal 1992, insomma un’ apripista delle varie D’ Amico e Leotta.
Dopo Dribbling, La Domenica Sportiva, il martedì della Champions, è tornata alla guida dello storico programma 90° minuto, la domenica su Raidue, «che sta andando bene, abbiamo aumentato di mezz’ ora lo spazio, nonostante il campionato ormai non sia più uno spezzatino, ormai, ma un brodo di pollo». Paola è aziendalista ma anche libera e schietta: nei giorni di Sanremo ha attaccato il Festival per aver invitato una giornalista di Sky e non un volto Rai e ha criticato il look troppo audace di Diletta Leotta.
Ecco, a Sanremo…

«La prego. Non posso parlare di Sanremo, Rai, Leotta».

Allora parliamo di solidarietà femminile tra colleghe…

«È un tema che esiste da 20 anni, dal famoso Branco Rosa del centrosinistra e del centrodestra, formato dalla Gruber, Turco, Daniela Vergara, Santanché. Un articolo di Alberoni parlava del fatto che le donne non fanno gruppo, e qualcosa di vero c’ è. In me batte un cuore femminista. Però le donne con cui faccio gruppo le scelgo. Ci sono donne con cui condivido valori e stima, altre no. Io considero le persone, non le donne in quanto tali».

Quali sono i valori per lei?

«La serietà, la professionalità, l’ approccio al mondo del lavoro. Ci sono delle donne che non mi sono piaciute non solo nello spettacolo. Il buonismo non fa per me, mi ha stancato. Le donne vanno difese quando lo meritano».

Per esempio?

«Il titolo Patata bollente era irriverente ma non mi ha scandalizzata, un gioco di parole: per me era Roma la vera patata bollente. Mi arrabbio quando le donne sono ghettizzate dagli uomini per l’ aspetto fisico. Le battute su Rosy Bindi per il suo aspetto mi indignano. Sono una donna che si è emancipata in un mondo maschile. Io la mia strada l’ ho fatta. Alle giovani dico che la bellezza va bene ma – attenzione – conta la professionalità».

Cosa pensa della battaglia del presidente della Camera Laura Boldrini sulle professioni declinate al femminile: sindaca, assessora, notaia?

«Guardi, non me ne occupo. Dopo l’ esperienza in politica che mi ha sconvolta non seguo più queste cose, lo faccio solo da osservatrice esterna».

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Parla della sua candidatura con La Destra nel 2008?

«No. Quello è stato un gesto di solidarietà per aiutare un’ amica, Daniela Santanché, in palese difficoltà. Lasciai il mio lavoro benché avessi poche possibilità di essere eletta, dato che c’ era lo sbarramento al 4%. Ma io metto sempre davanti l’amicizia alle sicurezze. Andai anche contro la mia famiglia. Una follia totale che non farei mai più».

Allora a cosa si riferiva?

«A quando mi offrirono un assessorato nella giunta lombarda di Maroni. Una cosa che non mi aspettavo assolutamente, ma dopo gentile insistenza accettai, mi incuriosiva il bel percorso che avrei potuto fare. Lasciai La Domenica Sportiva ma poi scoppiò un caso perché venne fuori che non ho la laurea e si tirarono indietro. Ho capito che ci sono dei giochetti politico-partitici che possono essere mortali per le persone. Rimasi disgustata».

Diceva che si è scontrata con la sua famiglia.

«Mio marito mi sconsigliava di buttarmi in politica, ma non mi ha mai imposto niente».

Senta, lei che è una donna di destra.

«Centrodestra».

È cambiata, allora?

«Ci tengo ai valori della famiglia».

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Va bene. Lei che è di centrodestra, come si è ambientata in una famiglia di sinistra come quella di De Benedetti. Insomma, a cena litigate di politica?

«Parliamo di politica, quello sì. Si può controbattere. Ho un ottimo rapporto con mio cognato Rodolfo ed Emmanuelle (de Villepin, scrittrice, ndr), con i nipoti che hanno idee politiche molto solide e diversissime dalla mia. Un confronto acceso e costruttivo. Poi io sono giornalista, loro una famiglia di editori…».

Con l’Ingegnere va d’accordo?

«Sì. Sta tanto con i miei figli, i suoi nipoti. È molto più simpatico di come appare. La scelta di candidarmi con La Destra lo fece stare male, non per motivi politici ma famigliari. La storia della sua famiglia (di origine ebraica, ndr), che tutti conoscono, era decisamente distante dai valori che poteva avere quello schieramento politico. Fui superficiale, me ne pento».

E il suo rapporto con Silvio Berlusconi?

«Ho sempre sperato in una pax tra di loro. In un momento sembrava possibile, poi è sfumata. Giusto così, sono troppo distanti».

Del caos Pd cosa pensa?

«Fanno un favore a Grillo, ma se arriva l’ uomo giusto al centro può sparigliare ancora tutto».

Chi vorrebbe come premier del futuro?

«Non faccio nomi, perché sono giornalista del servizio pubblico. Vorrei un uomo forte o una donna forte. Ma una Le Pen italiana non la vedo. Sono certa che si voterà nella primavera 2018, facciano questa legge elettorale in fretta».

Vorrebbe un Trump italiano?

«Alcuni aspetti di Trump non mi piacciono. Lo vorrei meno folkloristico, una via di mezzo tra Trumpe Andreotti. Nel senso che serve una certa esperienza politica ma anche il coraggio di abbattere alcune barriere».

Vive a Roma da 16 anni. Dell’ amministrazione Raggi cosa pensa?

«Ho vissuto talmente male Marino che chiunque altro, per me, è meglio. Non mi sento di crocifiggere una persona appena arrivata, prima di lei c’ era un tale caos. Viaggio molto, ogni volta che torno a Roma da un lato mi si apre il cuore per quanto è bella e dall’ altro mi viene da piangere perché non funziona niente».

ROME - OCTOBER 26:  Paola Ferrari attends the amfAR's Inaugural Cinema Against AIDS Rome, held at the Spazio Etoile on October 26, 2007 in Rome, Italy.  (Photo by Pascal Le Segretain/Getty Images)

Si definisce tradizionalista ma si è detta a favore delle madri surrogate e dell’ utero in affitto.

«Ecco la femminista che c’ è in me. Vado contro tutto e tutti. Amo la vita e il libero pensiero. In situazioni delicate, in caso di malattie, tumori, problemi di salute, se una donna non può avere figli, perché non darle una possibilità? Ovviamente con regole precise.
Per me non è mercificazione né sfruttamento, ma un atto di amore. Ho conosciuto alcune delle donne che affittano l’ utero, adorano il potere di dare gioia all’ altra».

Lei stessa ha accarezzato l’ idea?

«Sì. Dentro di me c’ è il fortissimo desiderio di un terzo figlio ma l’ ho archiviato, non sepolto, perché Alessandro, il mio primogenito, è fortemente contrario. Dice: ci siamo già noi. Amo i bambini, li adoro, mi occupo di quelli meno fortunati ma il tempo passa e temo che sarà un desiderio che non realizzerò».

I modi per occuparsi degli altri non le mancano.

«Faccio parte dell’ osservatorio del bullismo. Oggi più che mai il tema delicato è il sexting, la diffusione dei video di sesso in rete. Come sappiamo può degenerare in gesti estremi».

A 90° minuto è riapparsa dopo un intervento al viso per una forma di tumore, è stato difficile tornare in tv?

«Ho avuto paura per l’ operazione, non per l’ aspetto estetico e le cicatrici. Ci sono bravissimi chirurghi, mi hanno aperto una guancia, a destra, ma non si vede quasi nulla. Certo, mi offende quando ancora leggo i soliti commenti sulle luci, sul trucco. Ma ci passo sopra. Alle donne dico: fatevi controllare senza paura e non avete timori dell’ aspetto estetico, non si vede nulla».

Il tema degli insulti la tocca sempre, vedo.

«Sono stata la prima a denunciare Twitter anni fa, cosa che fece scalpore. Da 5 anni faccio parte dell’ osservatorio.
Se adesso leggo le critiche, spengo il telefono e faccio altro, ma ci sono persone che magari non reggono, cadono in depressione. I social sono una grande fonte di libertà ma anche una grande gabbia».

Se dovesse definirsi in tre aggettivi, quali userebbe?

«Libera, onesta, dormigliona».

Pigra?

«No, no. È che devo dormire tanto. Il mio bio ritmo è così, lo considero un difetto. La sera porto fuori i cani alle 11, ne ho tre. Poi mi metto a studiare. Il copione, la scaletta, le produzioni cinematografiche che sono la mia nuova sfida: dopo il primo docu-film su Bukowski ne faremo uno sui prigionieri italiani in America durante la Seconda Guerra mondiale. Poi sono vicepresidente del comitato etico Lega Calcio. Vado a letto alle tre e la mattina mi sveglio alle 11. Se non dormo otto ore, collasso».

Il programma tv dei suoi sogni?

«Uno simile alle Invasioni Barbariche, ma con uno sguardo meno distaccato e più legato all’ attualità. Da condurre in due: io e il mio Bavaro Bernese Aragon, che capisce le persone al volo, meglio degli umani!».

 

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