La Turandot di Signorini: una visione da sogno a Torre del Lago

8 Ago

Lo aspettavano al varco, con i fucili puntati: Alfonso Signorini, direttore di Chi, gran maestro del gossip nostrano tra natiche di Belen e l’ultimo amore di Ambra Angiolini, che debutta come regista teatrale operistico di Turandot. Un azzardo?
E invece… La scenografia perfetta che riporta alla Città Proibita; l’atmosfera onirica, quasi disneyana; gli abiti visionari, da quello della schiava Liù ai costumi sexy delle tentatrici, tutti disegnati dal genio della moda Fausto Puglisi; lechinoiserie, la musica immortale di Puccini: tutto al posto giusto, ben mixato dalla regia sobria ed efficace di un esordiente che porta il nome di Signorini.

La Turandot in scena quest’estate a Torre del Lago al 63esimo Festival di Puccini, che qui ha vissuto per 30 anni, è riassumibile con una parola: sogno. «La vita quando meno te lo aspetti ti fa regali come questi», confida a LiberoSignorini, «un’esperenzia che mi resterà dentro». Turandot è l’opera incompiuta di Giacomo Puccini: il compositore morì dopo un’operazione alla gola a Bruxelles, il 29 novembre del 1924, prima di aver scritto il duetto finale. La versione signoriniana dell’opera sulla principessa bellissima e sterminatrice è un piacere da vedere e da ascoltare.

Durante la terza rappresentazione (l’ultima sarà il 12 di agosto), era tutto esaurito al Festival diretto da Alberto Veronesi: gli applausi del pubblico hanno invocato un bis al celeberrimo brano Nessun Dorma dell’inizio del terzo atto. «Lui è Amadi Lagha, un tenore bravissimo franco-tunisino scappato dal suo paese», racconta Signorini, «anche alle prove cantava con la voce spiegata, una generosità unica».
Un allestimento ricco nei costumi, dicevamo, pieni di luce, gemme, tessuti meravigliosi, e nel cast artistico. Un investimento importante e ben speso. «Sul palco erano in 195», continua il direttore-regista, «alle prove del coro ero terrorizzato, avevo il panico. Probabilmente pensavano: e questo cosa vuole da noi? Invece siamo passati da tre prove a nove, una cosa unica per il coro».

Qual è stato l’aspetto più stimolante?
«Una delle cose più belle è stata proprio la scoperta di un mondo, quello teatrale, in cui si guadagna una miseria ma pieno di artisti dalla grande dignità, preparazione, cultura».
E la cosa più difficile?
«Beh, è stato fare la valigia da Torre del Lago. Tornato il lunedì in ufficio a Segrate ad occuparmi degli amori di De Martino, mi chiedevo: e cosa ci faccio qui? La musica ti travolge, ti segna, ho bisogno anche di quel mondo. Lavoravamo dalle 9 alle 3 di notte senza sentire la fatica. Un grande lavoro di squadra».
Dopo il debutto di Torre del Lago, tornerà alla regia classica?
«Certo. Non posso stare più lontano da quel mondo. Ho ricevuto attestati di stima da tanti direttori. Ovviamente non rinnego il mio lavoro nei tabloid e in tv, ma mi piace anche fare qualcosa di diverso. Farò una nuova Turandot che andrà in scena in Georgia, e poi altri progetti, che scaramanticamente è meglio che non riveli».
E la tv?
«L’11 settembre, in prima serata su Canale 5, torno al Grande Fratello Vip con Ilary Blasi. Il cast è in via di definizione, sarà una bomba».

di Alessandra Menzani

LiberoQuotidiano

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