Il film su Silvio Berlusconi: recensione di Loro 1, in attesa del secondo capitolo

29 Apr

Breve riassunto di Loro 1, la prima (spintissima) parte dell’atteso film di Paolo Sorrentino sulla vita di Silvio Berlusconi in uscita domani nelle sale cinematografiche: la prima ora e un quarto è una orgia unica, in varie location, in cui Berlusconi non c’è e non viene neppure nominato, è solo un fantomatico “lui”; il resto del film è uno spaccato di crisi matrimoniale dell’ex premier che a Villa Certosa cerca di riconquistare Veronica, l’ex moglie.

Ovviamente in Loro 2, nelle sale a maggio, queste due realtà si uniranno tragicamente – il sesso e Berlusconi, Tarantini e Arcore, il bunga bunga e l’uomo più potente d’Italia – ma per ora Berlusconi è ancora “solo” un leader che a 70 anni si sente un uomo in gabbia, all’opposizione, e un marito ancora innamorato della sua compagna. Dunque per ora ne esce bene.

Protagonista assoluto di Loro 1 – della durata di 104′, prodotto da Indigo Film – è dunque il faccendiere pappone Sergio Morra, alias di Gianpy Tarantini, che ha il volto di Riccardo Scamarcio, con le sue escort, la droga, la moglie allegra che ha una relazione con un ministro che vuole rubare la leadership a Berlusconi e lo ricatta. “Lo senti l’odore della mia f..a”, dice la “signora” al viscido onorevole che ha il volto di Fabrizio Bentivoglio.

Morra-Tarantini, durante un festino romano, conosce una “maitresse” che altri non è che Sabina Began, l’ape regina, interpretata da Kasia Smutniak, che risponde “amore” quando il cellulare squilla e appare fatidico nome. “Lui”. “Ma chi, lui lui?”. “Sì, Lui”. Per fare il grande salto, Morra vuole arrivare al Supremo. Sgomita, traffica, inizia a frequentare i giri romani, bussa a Palazzo Grazioli, ma è dura.

La faccia di Silvio appare solo libro su cui il pappone e la moglie si fanno due righe di cocaina e  nel tatuaggio sulle natiche di una escort durante una scena di sesso. Una delle tante. Sembra di essere in The Wolf of Wall Street: droga, carne, seni naturali e rifatti, copule in terrazzo, in barca, in piscina, odalische; siamo al trionfo dell’eccesso, atmosfere che ricordano molto l’inizio de La Grande Bellezza, spaccati da fine Impero Romano.

Al centro c’è la Capitale, il Bagaglino, le stanze lussuose di Palazzo Grazioli: Milano, la patria di Berlusconi, non esiste nemmeno. C’è l’Italia delle soubrette, gli stacchetti, le televendite, Forum. E poi gli imbucati, i cortigiani, i traditori, tutti i cliché dell’universo berlusconiano visto con gli occhi dei detrattori.

Se “Lui” è Berlusconi, “loro sono quelli che contano”, recita una scena. Che contavano, diremmo oggi. Ieri, alla prima a Milano, il gioco degli addetti ai lavori era individuare chi ci fosse dietro alle varie figuri di fantasia. Il viscido ministro Santino ha la passione delle poesie, e chi vuole intendere intenda; Apicella si chiama Apicella e Marinella, la storica segretaria di Berlusconi, si chiama Marinella, ma il vero personaggio è “Dio”. “E’ più potente di Berlusconi”. “Ma chi è, Dio?”. “Sì”. Non si vede mai in faccia, ma solo mezzo nudo in una sauna, durante un incontro erotico con una signorina a pagamento. “E’ il capo della protezione civile?”, chiede una donnina.  “Mi chiamano Dio perché so perdonare”, dice lui. Ci sono Noemi Letizia, una fantomatica Violetta Saba, “la prima” di una lunga serie, guardata con un misto di pietà e ammirazione dalla Smutniak.

Poi arriva “Lui”, finalmente, e il registro da farsesco diventa comico. Battute, battute, battute. Toni Servillo, attore feticcio di Sorrentino, per la prima volta in vita sua è simpatico. E’ un Silvio Berlusconi con camicia bianca, bandana, abbronzato, truccato, un settantenne ancora in forma che nella sua dimora in Costa Smeralda fa il nonno e cerca di riconquistare Veronica Lario (una straordinaria Elena Sofia Ricci), moglie gelosa e annoiata. “La gelosia l’ho abbandonata anni fa”, dice Veronica, “quello che mi preme ora è la dignità”.

Veronica legge Josè Saramago, vieta la tv ai nipoti, sgrida Silvio per non aver mai fatto un programma culturale in una delle sue reti. “Ma se c’era Mike Bongiorno”. (Ugo Pagliai interpreta l’anziano Mike in tv). “Nonno”, gli dice il nipotino, “dodici miei compagni di classe dicono che devi andare in carcere“. “E quanti compagni di classe hai?”. “Trenta”. “Allora i conti tornano”, ribatte nonno Silvio.

L’ex premier si veste e si trucca da maga per fare ridere Veronica, che però non apprezza. Però poi riesce a farla ridere, la commuove, e allora capiamo che, almeno in questa parte di Loro, Sorrentino ha mantenuto la promessa di voler prima di tutto raccontare una storia d’amore.

Il “bello”, probabilmente, arriverà nel secondo capitolo. Quando il piano diabolico di Scamarcio-Tarantini, quello di entrare nelle vita di Silvio allestendo un’orgia-non-stop nella villa vicina a quella di Berlusconi in Sardegna, verrà messo a segno.

L’attesa per il film è ripagata, forse non è un capolavoro, ma è molto spassoso. La fotografia di Luca Bigazzi è grandiosa. Loro 1 racconta l’Italia dal 2006 e il 2010, “un periodo che potrebbe definirsi amorale, decadente, ma straordinariamente vitale”, dice Paolo Sorrentino. A cui, come fece con il film su Andreotti Il Divo, interessa più “l’uomo del politico”.

Frase del film: “Una verità è tale per il tono e la convinzione con la quale l’affermiamo”. Ovviamente la dice Lui.

di Alessandra Menzani

 

 

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