Debbie Reynolds, Carrie Fischer e le morti per troppo dolore

30 Dic

Il mio pezzo oggi su Libero.

Il più delle volte si sopravvive. Il cuore continua a battere, si muore (dentro) dopo una perdita dolorosa – un figlio, un marito, un fratello – ma si va avanti. Altre volte il corpo non trova più alcuna ragione per sopravivere e cede. Due giorni fa, a 60 anni, è morta l’ attrice Carrie Fisher, l’ unica e inimitabile principessa Leila di Star Wars, artista bella e fragile. Ieri si è spenta sua madre, Debbie Reynolds, 84 anni. Nemmeno 48 ore la figlia.
Mitica interprete del cinema degli anni ’50 e ’60, star di Singing in the rain, è stata uccisa da un ictus mentre preparava i funerali di quella figlia che non le ha parlato per anni ma con cui negli ultimi tempi si era riconciliata.

American actors Mark Hamill and Carrie Fisher in costume as brother and sister Luke Skywalker and Princess Leia in George Lucas' Star Wars trilogy, 1977. (Photo by Terry O'Neill/Getty Images)
Capita raramente e c’ è qualcosa di soprannaturale e consolatorio nelle morti per troppo dolore. Sono l’ altra faccia dell’ amore. Viene subito in mente un episodio che aveva commosso l’ Italia due anni fa, pochi giorni prima di Natale. Il cantante Mango, 60 anni, era morto di infarto sul palco a Lagonegro. La corsa in ospedale, i soccorsi e poi il decesso: mentre il fratello Giuseppe vegliava sulla sua salma il suo cuore si ferma. A 24 ore di distanza, mentre veglia sul cadavere, il fratello di Mango, Giuseppe, muore a sua volta a 75 anni.
Di solito si sopravvive anche al lutto più devastante. Magari si cade nella depressione, nella droga, nell’ alcolismo, nell’ apatia, ma il corpo resiste. Altre volte no. E c’ è qualcosa di persino rassicurante in questo, come se una mano divina ti impedisse di soffrire. Giulietta Masina aveva resistito in vita solo quattro mesi prima di raggiungere il marito, Federico Fellini, in quello che i credenti chiamano Aldilà.
Sandra Mondaini aveva sopportato quasi cinque mesi di stare senza il suo Raimondo Vianello, ma era stato uno sforzo inutile. E il 21 settembre del 2010 lo segue.
Debbie Reynols se ne è andata subito. Aggiungendo un altra stella tra i personaggi dello spettacolo che se ne sono andati nel 2016. Texana, nata a El Paso, ex reginetta di bellezza cresciuta in modeste condizioni, quando la figlia Carrie Fisher aveva solo due anni, viene abbandonata dal marito Eddie, cantante che conosce nel 1955 sul set di Un  turbine di gioia.

debbie-reynolds-carrie-fisher

Lui decide di diventare il quarto dei sette mariti di Liz Taylor, che era grande amica, all’epoca, di Debbie.
Allegra, bionda, vaporosa, balla con Gene Kelly in Cantando sotto la pioggia, il suo ruolo più celebre. Recita con Fred Astaire in Il piacere della sua compagnia. Finisce in disgrazia dopo il secondo matrimonio. Sposa il miliardario delle scarpe Harry Karl, che però si mangia tutto il patrimonio.
Vende la casa di Beverly Hills, addirittura vive per un periodo nella sua auto (una Cadillac, però, come ricorda Dagospia), si risolleva grazie al teatro. Torna ad avere le luci su di sé grazie alla sua bambina, diventata adulta. Il successo galattico di Star Wars nel 1977 la illumina di riflesso: Debbie diventa la madre della Principessa Leila. I rapporti con la figlia, per dieci anni, sono tremendi.
Carrie vive male la popolarità, cade in depressione, le diagnosticano un disturbo bipolare che riuscirà ad accettare solo molti anni dopo, beve, si droga. Scrive un romanzo autobiografico in cui sgorga tutta la sua disperazione, Cartoline dall’ inferno. Negli ultimi anni, mamma e figlia si riconciliano. Debbie, nelle scorse ore, stava preparando il funerale di Carrie con suo figlio Tod Fisher quando si è sentita male. Le ultime parole della donna: “Voglio solo stare con Carrie”.

 

 

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