Cyrano, Gramellini si sente la De Filippi (ma floppa)

24 Mar

Cyrano si inserisce nella nuova identità narrativa di Rai3. Non c’è solo informazione, ma una ‘fruizione empatica’ per un pubblico attento. Sono particolarmente fiero di questo programma, raccontare l’amore richiede molto coraggio”. Parola del direttore di rete Stefano Coletta. Il dirigente Rai parla di un pubblico attento. Sì, attento a cambiare canale dopo cinque minuti di monologo di Gramellini.

La penna del Corriere è tanto inappuntabile quando scrive la sua rubrica in prima pagina, quanto è totalmente antitelevisivo, succede anche ai migliori: dovrebbe capire che non è Maria De Filippi, non può stare da solo davanti alla lucina accesa a parlare per venti minuti per introdurre l’ospite e la storia che andrà a raccontare. E non è nemmeno Adriano Celentano. “Cyrano racconta i miracoli che fa l’amore. Un viaggio nei sentimenti onesto e imperfetto che non vuole nascondere i difetti dell’amore, ma solo comprendere e – sentire – senza mai giudicare”, dice Ambra Angiolini, co-conduttrice vestita come la Monaca di Monza, quando parla con la donna che ha perso la figlia Gloria Trevisan nell’incendio della Grenfell Tower di Londra insieme al fidanzato Marco. Gramellini e Ambra parlano della forza dell’amore e di educazione sentimentale, ma in pratica non si allontanano tanto dal modello Barbara d’Urso: è sempre tv del dolore, però tanto più snob.

Dieci minuti di Cyrano ti fanno venire una impellente voglia di dieci gocce di Xanax per riacquistare la voglia di vivere. E’ un programma melenso, anche se nobile. E Raitre riesce nell’impresa di fare meno ascolti di Propaganda su La7 (3.6%), che fino a ieri pensavamo essere il programma più fallimentare dell’anno. Il Gramellini televisivo, anche nel flop, vuole emulare in tutto e per tutto l’amico e mentore Fabio Fazio. Ma l’allievo ha superato il maestro. Momento più bello della serata, forse l’unico, l’esecuzione di Bridge over troubled water di Simon and Garfunkel. Poesia pura.

di Alessandra Menzani

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