Il film di Sofia Coppola è una boiata pazzesca

27 Set

A me il cinema di Sofia Coppola piace. Spesso i suoi film sono soporiferi e non particolarmente avvincenti, è vero, ma hanno sempre un tocco molto personale, interessante, a volte nelle immagini, a volte nelle scelte registiche, altre nella colonna sonora. Hanno sempre personalità.

Però, Santiddio, questo rasenta la tortura corporea. L’inganno, con un cast eccezionale tutto al femminile che rimanda al Giardino delle Vergini suicide, è di un’insulsaggine rara, a me non ha lasciato niente.

La storia. Adattamento del romanzo scritto da Thomas Cullinan,  si svolge  nel 1864, durante la Guerra di secessione americana. In un collegio femminile del Sud gestito dalla signorina Monroe, Nicole Kidman, arriva un soldato insanguinato e prossimo alla morte,  e pure nemico,  interpretato da Colin Farrell.

Nonostante l’iniziale timore di accollarsi uno yankee, la Kidman e le sue ragazze accolgono il militare, lo sfamano, lo curano e gli salvano la vita. Lui è grato, inizia a fare alcuni lavoretti come giardiniere, sembra che regni l’armonia, ma la tensione aumenta. Mettiamoci nei panni di queste povere donne. La Kidman non vedeva un uomo dalle guerre puniche; Kirsten Dunst, la repressa maestra di francese, probabilmente neppure. Nascono piccole gelosie, invidie, e ci si mettono anche le ragazzine che fanno le ochette con il bel forestiero. E una notte succede il disastro.

 

Non vi rivelo troppo. Diciamo che la situazione precipita in un’escalation di violenza.

Le protagoniste mature sono tanto brave quanto imbruttite (non si capisce se per il naturale passare del tempo o per un intervento di Sofia Coppola e del make up artist), la giovanissima Ella Fanning è antipatica come poche altre della sua generazione. Il film forse voleva essere uno zoom sull’universo femminile e sulla perdita dell’innocenza, ma non funziona. Alcune scene di sesso animalesco sono imbarazzanti. Sono perplessa.

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