Aerei e viaggi della speranza. Anche io tra le vittime della tempesta di Istanbul

10 Gen

Sì, lo confesso. Sono una dei 500 italiani ostaggio dell’aeroporto di Istanbul che da venerdì scorso ha bloccato i voli per la bufera di neve distruggendo le vacanze di molti di noi o trasformano il ritorno in un  sequestro di persona. O meglio, Istanbul non l’ho nemmeno vista perché per tornare in Italia sto passando dal Qatar, dalla Grecia e non escludo un passaggio veloce nella Siria occupata dall’Isis, per non farmi mancare nulla. Questo perché lo scalo, previsto nella città turca, è stato soppresso.

Ma c’è chi è messo peggio. Il mio gruppo doveva partire da Muscat in Oman, dove ho trascorso quasi una settimana, domenica alle 2 di mattino. Ma Istanbul come tutti sanno è inaccessibile. Tukish Airlines ci ha piazzato per una notte in hotel a Muscat. L’agenzia ci ha quindi ricollocare su altre tappe disperdendoci come nell’Antico Testamento.

Il gruppo dei romani ha seguito questo percorso: Muscat-Doha-Atene-Belgrado e Roma (giuro). La mia amica genovese si è sorbita Muscat-Doha-Atene-Milano o almeno credo visto che il volo dal Qatar era in ritardo di un’ora e mezzo, lei ha perso la coincidenza e io le tracce di lei perché, e qui viene il bello, io ho seguito un altro percorso non meno fantasioso.

Dopo Muscat e Doha sono ad Atene, dove per raggiungere Milano (e qui notiamo il genio) devo passare da Roma (se il volo per la Capitale c’era non lo potevano dare a uno dei romani?) con un simpatico aereo delle 18.45 che mi ha costretto a restare nello scalo greco 7 appassionanti ore che ho parzialmente colmato andando a fare la piega dal parrucchiere locale e vi dirò che non è venuta nemmeno male.

Contate voi il tempo che sta durano questo viaggio della speranza perché io ormai ho perso ogni capacità di intendere e volere. Certo avrei potuto pagare di mia tasca 345 euro per un diretto Aegean su Malpensa ma non era il caso. Certo avrei potuto aspettare due giorni per una tratta di ritorno più umana ma come tutti quanti ho una vita e un lavoro.

Cruciale nella sventura è stato il pessimo coordinamento tra Turkish, Qatar, Alitalia e compagnia cantante. In particolare Qatar, colpevole del ritardo di cui sopra, ha trattato malissimo i passeggeri che hanno perso la coincidenza. Comunque lo ammetto: chi sta in cabina di regia e partorisce simili bislacchi percorsi di volo e scali merita l’Oscar per la peggiore sceneggiatura originale dell’anno.

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